Edoardo Pansini, Goliardi e scugnizzi

Edoardo Pansini, Goliardi e scugnizzi nelle Quattro Giornate napoletane. Napoli, edizioni Cimento. [1946]

 

Goliardi e Scugnizzi del pittore napoletano Edoardo Pansini, comandante del Fronte Unico Rivoluzionario dal settembre 1943, mazziniano e azionista, non comunista, censurato dagli alleati, è una narrazione delle Quattro Giornate, definite “inizio della Riscossa nazionale, nelle quali i GOLIARDI e gli SCUGNIZZI napoletani scrissero col loro sangue le più belle pagine del nuovo Risorgimento Italiano”. Nelle parole del Pansini i ‘Goliardi’, in particolare, furono, insieme ai ‘Patrioti’, “l’esempio mirabile al quale si ispirarono coloro che promossero prima il movimento partigiano e poi organizzarono la rivolta civile contro il nazi-fascismo nel Nord dell’Italia”. Gli ‘Scugnizzi’ parteciparono alla ‘Riscossa’ dando prova di un coraggio e di un’abnegazione sminuiti dalla propaganda alleata col fine ultimo di svilire l’intera rivolta.  Il testo, corredato da un ‘documentario fotografico’ di 10 fotografie, ripercorre fedelmente dall’osservatorio privilegiato di uno dei suoi animatori, le tappe salienti e le figure principali della lotta armata al nemico.

AUTOCARRI CARICHI DI GOLIARDI E SCUGNIZZI. Dalla sede del Fronte Unico Rivoluzionario i Patrioti si recano rapidamente nelle varie zone cittadine ove maggiore è la resistenza dei nazi-fascisti.

9b_auutocarri  La mattina del 29 settembre 1943, il comandante del Fronte Unico Rivoluzionario dà l’ordine di requisizione di tutti gli automezzi di cui i nazi- fascisti non erano riusciti ad impossessarsi. Prima nella villa Floridiana e la sera nel Liceo Sannazzaro (sic) venne istituito il parcheggio.

Man mano che i giovani si presentavano alla sede del Fronte Unico Rivoluzionario venivano armati , rapidamente istruiti al maneggio delle armi e a mezzo di autocarri inviati nei posti ove maggiore era la resistenza dei nazi-fascisti.

Goliardi e scugnizzi , affollano i camion che rapidamente li portano sul posto dell’onore e in mirabile fusione di intenti, giocondamente accorrono, ove più aspra è la lotta, offrendo spontaneamente le loro vite preziose per la causa della Libertà.

Il giorno 30 la folla che sostava nei pressi del Comando del Fronte Unico Rivoluzionario, ansiosa di avere notizie del corso della lotta e dello svolgimento degli avvenimenti, man man che gli autocarri uscivano dal parcheggio del liceo Sannazzaro   salutava i Patrioti, che volontariamente si recavano a combattere, con evviva e prolungate ovazioni.

I PATRIOTI RITORNANO ALLA SEDE DEL “FRONTE UNICO RIVOLUZIONARIO”.   I Patrioti conservarono per tutto il periodo della insurrezione una calma ammirevole e uno spirito di disciplina esemplare dai quali trassero insegnamento i più giovani: i GOLIARDI e gli SCUGNIZZI che fecero a gara nel fiancheggiare l’opera ammirevole degli UOMINI volontariamente votatisi al sacrificio.

 9d_i patrioti ritornanoNel pomeriggio dei giorni 29 e 30 settembre 1943, dopo le azioni svolte nei vari settori della città e della periferia, gli automezzi ritornano alla Sede del Fronte Unico Rivoluzionario, Liceo Sannazzaro. I Patrioti dopo il dovere compiuto ritornano a rifornirsi di munizioni e riferire sull’opera da essi svolta; sono giorni senza tregua e le azioni si susseguono con rapidità ed intensità.

I Patrioti invasi dal sacro furore della lotta, lasciano il compito di raccogliere i feriti e i Caduti alle autoambulanze della Croce Rossa Italiana ; per essi non vi è sosta o riposo alcuno.

Le prime autoambulanze della Croce Rossa Italiana requisite dai patrioti, furono quelle transitanti nel pomeriggio del giorno 29 per via Cimarosa, e vennero obbligate a mettersi agli ordini del Comando Rivoluzionario dei Patrioti, giacchè molti feriti non potevano essere inviati agli ospedali per mancanza di mezzi di trasporto. Negli ospedali non era possibile, nella maggior parte dei casi, curare i feriti per mancanza assoluta di materiale sanitario asportato o distrutto dai nazi-fascisti. Qualche ferito fu ricoverato nelle cliniche private mentre si provvide ad istituire il servizio sanitario nel Liceo Sannazzaro che funzionò in un primo momento col materiale saccheggiato negli ospedali tedeschi; successivamente si ebbe un regolare servizio ad opera della Croce Rossa Italiana.

AUTOMOBILI PRIVATE AL SERVIZIO DELLA RIVOLUZIONE. Automobili da turismo vennero requisite dal Fronte Unico Rivoluzionario per il più rapido spstamento dei Patrioti da una zona all’altra della città.

9e_automobiliIl 29 e 30 settembre 1943 dopo aver utilizzato tutti i camion” requisiti  il Comandante del Fronte Unico Rivoluzionario utilizzava le macchine da turismo private per il trasporto dei Patrioti sui luoghi dei combattimenti contro i nazi-fascisti. I Patrioti ritornano da un’azione e risalgono il Vomero per via Scarlatti ove i rari passanti si fermano attoniti a riguardare con ammirazione coloro che offrono spontaneamente le loro vite per scacciare il barbaro tedesco ed abbattere il vile fascista. Il 28 ed il 29 settembre via Scarlatti fu teatro di sanguinosi episodi nei quali rifulsero il coraggio e l’abnegazione di molti giovani che affrontavano risolutamente i nazi-fascisti appostandosi dietro i tronchi dei platani annosi che fiancheggiano la  strada.

La strada è deserta essendovi stato poco prima un cruento scontro tra  i Patrioti, che da via Alvino si recavano ad occupare la Villa Floridiana, ed i tedeschi che erano stati inviati al Vomero per liberare dallo assedio il Comando del Campo Sportivo.

L’ULTIMA AZIONE DELLE “QUATTRO GIORNATE”. I patrioti ritornano dai Camaldoli dopo una vasta ricognizione

9f_ultimaazioneIl pomeriggio del 30 settembre 1943, il Comandante del Fronte Unico Rivoluzionario ordina al capitano Antonino Penna di recarsi con un gruppo di Patrioti alla Pigna, teatro quel giorno di sanguinosi combattimenti a causa del tentativo dei tedeschi di voler rientrare in città che la sera precedente avevano evacuata sotto la pressione dei Patrioti napoletani.

Mentre le strade cittadine nel pomeriggio del 30 settembre sono invase dai fascisti, che vista la partita ormai perduta, vogliono dare ad intendere di aver preso parte alla Riscossa, i Patrioti si spingono fin qui sui Camaldoli senza  incontrare più resistenza alcuna essendosi i tedeschi definitivamente ritirati  oltra Marano sulla via di Roma , dopo le ultime barbare esecuzioni sul Ponte della Pigna.

I Patrioti per via Luca Giordano (Vomero) fanno ritorno al Liceo Sannazzaro, sede del comando del Fronte Unico Rivoluzionario. La folla ansiosa si assiepa  lungo il loro passaggio attendendo le ultime notizie della lotta che ora è nettamente vittoriosa per i Patrioti.

MASSERIA PEZZALONGA. Il 30 settembre 1943, la Masseria Pezzalonga, in contrada Pigna al Vomero, fu teatro di sanguinosi combattimenti fra Patrioti e nazi-fascisti che determinarono la definitiva liberazione di Napoli.

9g_masseriaLa notte del 29 settembre 1943 le truppe tedeschhe, scacciate da Napoli, in ritirata sulla via di Roma, ricevevano l’ordine di rioccupare la Città. Un primo nucleo, discendendo dai Camaldoli per Cappella dei Cangiani, giunto alla Pigna, coadiuvato dalla milizia fascista vi si installava nelle prime ore del giorno 30.

Un gruppo di goliardi, tra quelli scelti dal Comando del Fronte Unico Rivoluzionario mentre nel Liceo Sannazzaro si organizzava l’azione, prima ancora di ricevere ordini, prontamente accorso attaccava dalla Masseria Pezzalonga inchiodando il nemico per tutta la giornata sulla sua posizione.

Dopo una giornata di combattimento, alle ore 17, i tedeschi, visto vano ogni  tentativo di rientrare in Napoli abbandonano l’impresa non senza aver compiuto prima feroci rappresaglie nello interno della Masseria e dopo aver sfogato la loro rabbia bestiale su un gruppo di sei uomini inermi ivi catturati, barbaramente mitragliati sul limite della strada Pigna.

 NEL LICEO SANNAZZARO. Nell’atrio del Liceo Sannazzaro il giorno 1 ottobre le gloriose salme dei Caduti per la Libertà vengono identificate  dal Comandante del “Fronte Unico Rivoluzionario

9_nel liceo sannazaro Il 1° ottobre 1943, nell’atrio del Liceo Sannazzaro, il Comandante del Fronte Unico Rivoluzionario fa la ricognizione delle salme dei gloriosi Caduti,  presente una folla commossa e riverente di popolo.

A destra il goliardo  Adolfo Pansini caduto eroicamente nella Masseria Pezzalonga dopo una giornata di superbi episodi nei quali rifulse la sua indomita volontà di abbattere per sempre l’oppressore fascista e scacciare lo straniero che tentava di rientrare in Napoli per vendicarsi della  beffa giuocatagli dai Patrioti assedianti il Campo Sportivo del Vomero la notte del 29 che lo decise ad evacuare la città. A sinistra il giovane operaio Alfonso Sommella caduto la mattina del 30 settembre nella Masseria Pezzalonga colpito da una raffica di mitraglia tedesca mentre attaccava dal muro di cinta i primi nazisti ricomparsi sul Ponte della Pigna, ove con la cooperazione dei fascisti si erano installati in una casa che domina tutta la contrada.
Sul terrazzo avevano piazzato una mitragliatrice con la quale terrorizzavano la popolazione dei dintorni.

ADOLFO PANSINI. Il goliardo Adolfo Pansini cadde alle ore 16,30 del 30 settembre 1943 nella Masseria Pezzalonga, dopo una giornata di combattimento.

9i_pansiniAdolfo Pansini, la mattina del 30 settembre 1943, giunta al Comando del Fronte Unico rivoluzionario la notizia che i tedeschi sarebbero ritornati per rioccupare la città evacuata la notte precedente e che già i primi nuclei erano ricomparsi alla Pigna, prima ancora di ricevere ordini, con un gruppo di goliardi lascia il Liceo Sannazzaro ed accorre sul luogo. Con altri Patrioti trovati nella Masseria Pezzalonga impegna risolutamente il nemico mantenendolo per tutta la giornata nella sua posizione. Compie sortite con i compagni più arditi, costringendo i tedeschi a mantenersi sulla difesa. Alle ore 16,30  i tedeschi con l’aiuto del vile maresciallo della milizia antiaerea Vincenzo Capuozzo, abitante in quella zona compiono la scalata del muro di cinta della Masseria ma  sono messi  in fuga dal pronto e vigoroso attacco dei giovani i quali prevedendo un ritorno in forza si allontanano attraverso la fogna stradale. Adolfo  ripetutamente chiamato dai compagni rifiuta di seguirli per recarsi a tagliare i fili telefonici onde evitare l’affluire di nuove forze nemiche. Compiuto il taglio ritorna al suo posto  ma poco dopo il rinnegato maresciallo accompagna il nemico dallo interno e con una manovra a ventaglio viene dato l’assalto in forze alle posizioni dei Patrioti. Adolfo, solo a subirne l’urto, li accoglie a fucilate cadendo crivellato da una raffica di mitraglia. Ormai la via è libera ed i tedeschi giungono sulla Masseria compiendo atti di bestiale rappresaglia. Catturano sei uomini che fucilano sul Ponte della Pigna, quindi per le alture dei Camaldoli ripiegano sulla via di Roma. Napoli è salva!

ALFONSO SOMMELLA. L’operaio Alfonso Sommella cadde la mattina del 30 settembre 1943 nell’atto di attaccare dal muro di cinta della Masseria Pezzalonga i tedeschi asserragliatisi in una casa sul Ponte della Pigna.

9l_sommellaLa sera del 29 settembre 1943 mentre i Patrioti assedianti il Campo Sportivo attendevano la resa tedesca e la decisione del Colonnello Scholl per la immediata evacuazione della città, provenienti da Pianura e Soccavo giunsero al Ponte della Pigna i Tigre che ne bombardarono le prime case. I conducenti attesi dal Comando del Campo Sportivo per dare ai Patrioti, con un’azione combinata, la risposta alla loro audace richiesta di resa, massacrandoli in massa, invece di raggiungere il Campo, per Sgambati e Cappella dei Cangiani si riunirono con le truppe in ritirata sulla via di Roma. La mattina del 30 settembre riapparsi i tedeschi alla Pigna i Patrioti ne contennero l’urto disponendosi all’attacco nella Masseria Pezzalonga. Si deve a questa vigorosa azione se i tedeschi visto inutile ogni tentativo di rientrare in città si ritirarono definitivamente. Alfonso Sommella fa parte dei difensori di Napoli che vietarono ai nazi-fascisti di rioccupare la città destinata a subire feroci rappresaglie e la completa distruzione in punizione della beffa giocata dai Patrioti al Comando tedesco che la notte del 29 settembre ne determinò la fuga.

CORTILE DEL LICEO SANNAZARO. La sera del 29 settembre 1943 i Patrioti occuparono l’edificio del Liceo Sannazzaro al Vomero istituendovi il Comando del Fronte Unico Rivoluzionario.

9m_cortileIl pomeriggio del 30 settembre 1943 nel cortile del Liceo Sannazzaro si allineavano le gloriose salme dei Caduti per la Libertà  ricuperate e pietosamente ricomposte. A sinistra il marinaio Antonino Arena di Messina catturato dai nazi-fascisti nel cortile della Masseria Pezzalonga alle ore 16,30 del 30 settembre 1943 e fucilato alla Pigna insieme ad altri cinque uomini. Cadde leggermente ferito ginocchioni, ma un vile milite fascista obbedendo all’ ordine del barbaro tedesco gli fu subito addosso sparandogli a bruciapelo un colpo di pistola e quindi col pugnale gli squarciava il ventre provocando la  fuoruscita del pacco intestinale e la morte atroce. A destra l’artigiano Giovanni Esposito colpito al petto dai tedeschi con una scarica di mitragliatrice mentre il 28 settembre 1943, transitava per la Pigna per recarsi a portare aiuto e conforto alla famiglia della figliuola abitante in quella zona che era teatro di aspra lotta fra  Patrioti  e nazi-fascisti. I tedeschi entravano nelle abitazioni e depredavano la popolazione dei preziosi strappando alle donne gli oggetti di cui si ornavano. Obbligavano le fanciulle a seguirli.

ADOLFO – GERASIMO – SERGIO. Tre dei giovani cospiratori, in costume di reclusi, nel giardino del Reclusorio ove dopo il carcere di Sant’Efremo erano in attesa del processo.

9_alf gercAllo scoppio della guerra fascista gli studenti napoletani organizzarono una intensa azione propagandistica contro la guerra.
Giovani educati ai vari sentimenti di libertà e di giustizia si erano spiritualmente uniti col proposito di propagare tra i coetanei prima e quindi, con attività più larga, tra il popolo, le idee di libertà e di democrazia contrastanti con la dottrina  fascista.
Per alcuni mesi agirono con grande abilità mettendo in scacco la polizia che si vide impotente a ritrovare la fonte dalla quale proveniva la diffusione di stampe sovversive. Dal Ministero dell’Interno furono inviati a Napoli agenti specializzati senza però riuscire a scoprire i colpevoli. Un banale incidente diede modo a una spia di denunciare i giovani.
Il 25 maggio, alla vigilia di una manifestazione sovversiva da essi organizzata in occasione della festa ginnastica allo Stadio dell’Arenaccia, ove convenivano le squadre di tutte le scuole napoletane, con altri giovani, in seguito a perquisizioni domiciliari, vennero arrestati. Benchè alcuni di essi non avessero ancora compiuto il diciottesimo anno d’età furono processati e condannati in dispregio  alle vigenti leggi dell’epoca che non prevedevano il reato politico nei minorenni. Molti di quei giovani hanno legato il loro nome ai fasti del nuovo Risorgimento Italiano, sia compiendo il loro dovere di combattenti, sia cadendo da eroi.

Alla luce di cronache, resoconti di celebrazioni, discorsi ed altri documenti prodotti da Edoardo Pansini nell’arco cronologico dal 1943 al 1946 ‘Goliardi e Scugnizzi’ testimonia inoltre del generale clima di tensione e di rivendicazione che si creò tra patrioti napoletani e autorità nell’immediato dopoguerra. Il testo infatti introduce ad alcuni temi emergenti nella pubblicistica postbellica di parte Patriota:

la tensione con gli alleati, visti come ‘stranieri’ che, “ci hanno trattato dopo pochi giorni dalla loro entrata in Napoli, senza incontrarvi più un solo nazi-fascista, come popolo vinto”;

il disconoscimento da parte degli stessi alleati, che avevano formato i Comitati di Liberazione Nazionale, del ruolo svolto da Goliardi e Patrioti nella liberazione di Napoli, e la loro opposizione ad inserirli nell’esercito di liberazione al fianco delle Nazioni Unite, fino ad arrivare a quella che fu definita  una “congiura del silenzio”;

l’affermazione della definizione di ‘Partigiano’ che aveva “combattuto per la vittoria degli eserciti alleati nella guerra d’Italia”, a scapito di quella di ‘Patriota’ che combatté per abbattere la monarchia fascista e conquistare la libertà repubblicana;

gli esiti infausti della Conferenza di pace di Parigi, che aveva condotto all’ ‘ingiusta pace’ e alla perdita delle province dalmate e giuliane;

l’analogia avvertita tra la condizione di patriota e le vicende dei tanti reduci e combattenti garibaldini e della guerra 1915-18, ai quali era stata negata ogni forma di assistenza.

A nome dei patrioti delle Quattro Giornate Pansini rifiuta qualunque forma di beneficenza e rivendica il diritto al lavoro, mezzo dignitoso per poter conquistare un posto nella società.

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